STORIA ULTRAS


Come tutte le culture giovanili, anche quella ultrà è caratterizzata da uno stile di vita, che determina regole e comportamenti del gruppo, e da un modo di abbigliarsi che distingue i suoi componenti e contribuisce a definire l'identità di gruppo. In questa sezione vogliamo in particolare mostrare l'evolversi dell'abbigliamento in curva in rapporto agli stili e alle tendenze che, nel corso degli anni, hanno caratterizzato l'universo giovanile. Il primo stile giovanile a comparire negli stadi italiani è figlio del clima politico che si respira negli Anni Settanta. Ad andare per la maggiore è un look che richiama il guerrigliero guevariano e che ha come riferimento sociale quei gruppi di militanti ribelli ed arrabbiati che ai tempi occupavano le piazze e le strade: capelli medio lunghi, eventualmente barba o baffi; eskimo, giacche militari o giacche a vento; pantaloni di velluto o jeans scuri a campana; scarpe basse e scamosciate tipo clark o da ginnastica; baschetto nero.
A questi elementi si aggiunge ben presto la classica sciarpona di lana a bande colorate fatta dalla mamma e le prime magliette a maniche corte con sopra (cucito o stampato) il nome "ultras" che spopolano fino alla fine degli Anni Settanta.  Dal 1979 al 1985 si assiste ad una fase di progressiva trasformazione del movimento ultrà che: conosce una crescita vertiginosa e si diffonde anche nei piccoli stadi di provincia; registra un forte ricambio generazionale dei suoi membri; subisce l'influenza delle sottoculture spettacolari inglesi legate al consumo musicale (skin, mod, punk e rockabilly). Nascono così, ad esempio, le Punk Brigaden a Verona (1980/81), i Mods a Bologna (1982), gli Skinheads a Genova, Bologna, Milano (1985/86).
Questi mutamenti ricadono anche sui modi di essere e di abbigliarsi all'interno delle curve, dove si afferma un look più diversificato e meno omologabile, che conserva, però, forti tratti comuni. Il capello in generale tende a diventare più corto; le sciarpe con il nome del gruppo sostituiscono quelle fatte dalla mamma o quelle, più anonime, con stampato il nome della squadra. L'eskimo e le giacche militari cominciano a scomparire per far posto dapprima ai più caldi piumini lunghi e poi ai giubbini di pelle, specie quelli neri così simili ai "chiodi" dei punk ed alle giacche jeans; i jeans stretti in fondo a tubo sostituiscono i pantaloni a campana. Tra le scarpe sono quelle da ginnastica ad andare per la maggiore, anche se non mancano gli affezionati delle clark. Compaiono, infine, sulle giacche, in stile punkeggiante, le spillette e le toppe con richiami musicali, politici o al gruppo di appartenenza. Dal 1985 e per un paio di anni, si impone, in alcuni stadi, lo stile "paninaro", uno stile slegato dal contesto politico che aveva caratterizzato i periodi precedenti, e frutto della cultura dominante in quegli anni, quella del consumo, in cui lo status sociale è raggiunto tramite l'oggetto simbolo. In varie curve italiane fanno la loro comparsa in inverno i piumini della Moncler e, in primavera, la giacchetta jeans firmata (Americanino e Levi's le più gettonate); il jeans Levi's stretto e corto (appena sopra la caviglia); il tubolare bianco o a rombi firmato e messo in risalto dal jeans corto; le Timberland con suola a carro armato o la scarpa da ginnastica All Stars. Completano l'abbigliamento del perfetto "paninaro", i guanti gialli da netturbino realizzati da una ditta di Pavia. Il capello diventa mediamente corto e ben curato.
Si affermano poi i giubbotti di pelle marroni, in stile aviatore (volgarmente chiamati Raf) e le giacche jeans invernali. Resistono le clark; vanno sempre i jeans stretti in fondo e le scarpe da ginnastica. Negli anni che seguono in curva si insinuano sempre più elementi del vestiario tratti dalla cultura skinhead. Si comincia con il bomber che, portato precedentemente solo dai gruppi di skins, pian piano prende il sopravvento sugli altri capi pesanti invernali. I colori più diffusi sono il verde oliva, il blu il nero. I Bomber (molto utilizzati quelli della Avirex) sono spesso corredati da toppe e spillette. Nasce, intorno al 1988 anche la moda dei bomber rovesciati, utilizzati dalla parte arancione per dare un effetto cromatico particolare e per risultare più compatti e guerrieri di fronte agli avversari. A cavallo degli Anni Novanta, aumenta, in curva, il numero di ragazzi che si riconoscono nello stile skinheads. Tra questi vi sono elementi politicizzati a destra e volgarmente ribattezzati naziskin, ma anche ragazzi di sinistra e gli apolitici che si rifanno allo stile originale (i primi skins, nati nell'Inghilterra della fine degli anni Sessanta, non avevano difatti una matrice politica definita). Aumenta anche considerevolmente il numero di ultras che indossano le polo della Fred Perry, le felpe della Lonsdale, e gli anfibi, meglio se della Doc Martens. I capelli sono corti, se non addirittura rasati.
Non mancano, tuttavia, le curve e i gruppi più legati alla cultura freakettona dello sballo, dove il capello rimane più lungo e il modo di vestire è volutamente più trasandato. Tra gli esempi, come risulta anche dai nomi, i Freak Brothers della Ternana e i Nuclei Sconvolti del Cosenza, ma anche gli Ultras Unione del Venezia-Mestre e le Brigate Nerazzurre dell'Atalanta. Parallelamente alle trasformazioni appena elencate, si afferma la tendenza, ancor oggi molto praticata, di autoprodursi una serie di elementi di abbigliamento con nome e simbolo del gruppo e colori sociali della squadra. Si assiste così ad un proliferare di capi di vestiario che vanno ad integrare lo stile dominante in curva: magliette, felpe col cappuccio, bomber, cappellini con la visiera, guanti.... In questi ultimi anni (dal 1994 ad oggi) permangono gli elementi stilistici sopra descritti, anche se si possono cogliere alcune differenze: aumentano, ad esempio, le scarpe da ginnastica, gli scarponi alti e diminuiscono gli anfibi; si affacciano, oltre al bomber, altri capi di moda quali il Barbour, giacca a vento scozzese di colore verde salvia; il Belstaff, giaccone militaresco, o il Woolrich, giubbone lungo con cappuccio e pelo. I capelli sono sempre corti (magari un po' meno). E' anche in sensibile aumento la moda di indossare le maglie dei giocatori, che si possono acquistare nei punti vendita delle società.

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